Elisa Grimi - Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (Roma)
Salesianum vol. 88 (2026) n. 2, 301-319
Section: Studia
Received: 2026-01-24 00:00:00 - Approved: 2026-03-16 00:00:00

Autori

Elisa Grimi - Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (Roma)

Sommario

L’articolo analizza la critica di G.E.M. Anscombe alle principali teorie morali moderne attraverso un confronto con Kant e Bentham, intesi come due tentativi paradigmatici – e distinti – di fondare la normatività morale al di fuori di una concezione teleologica dell’azione umana. Si sostiene che, secondo Anscombe, tanto il formalismo kantiano quanto il consequenzialismo benthamiano falliscono nel rendere intelligibile l’azione morale, poiché entrambi presuppongono un linguaggio normativo di tipo legislativo che non riesce a spiegare né l’autorità morale né la struttura intenzionale dell’agire. Contro questi modelli, Anscombe sviluppa una critica radicale alla filosofia morale moderna e propone un ritorno a una teoria dell’azione ispirata ad Aristotele, in cui le nozioni di intenzione, virtù e fine umano costituiscono il fondamento di una valutazione morale non riducibile né a regole formali né al calcolo delle conseguenze. L’articolo mostra come la forza della posizione anscombiana consista nella ridefinizione delle condizioni stesse di intelligibilità dell’etica.

Parole chiave

Anscombe | Filosofia morale moderna | Azione intenzionale | Obbligazione morale | Consequenzialismo

Abstract

This article examines G. E. M. Anscombe’s critique of the main currents of modern moral theory through a comparison with Kant and Bentham, understood as two paradigmatic yet distinct attempts to ground moral normativity outside a teleological conception of human action. It is argued that, according to Anscombe, both Kantian formalism and Benthamite consequentialism fail to render moral action intelligible, insofar as they presuppose a legislative model of normativity that cannot adequately account for either moral authority or the intentional structure of action. Against these approaches, Anscombe develops a radical critique of modern moral philosophy and advances a return to an Aristotelian-inspired theory of action, in which the notions of intention, virtue, and human ends provide the basis for moral evaluation without recourse to formal rules or the calculation of consequences. The article shows that the strength of Anscombe’s position lies in her redefinition of the very conditions of intelligibility of ethics.

Keywords

Anscombe | Modern moral philosophy | Intentional action | Moral obligation | Consequentialism